• Rodolfo Felici

Ha ritratto gli esseri viventi più antichi del mondo: intervista a Beth Moon


La fotografa americana Beth Moon è riconosciuta a livello internazionale per le sue stampe al platino di grande formato con una estesa gamma tonale, le quali sono custodite in collezioni pubbliche e private come il Museum of Fine Art Houston, il Cleveland Museum of Art, il Museum of Photographic Arts San Diego e il Fox Talbot Museum (UK), ed il Museo di arte Moderna e Contemporanea di Bolzano.

Il suo lavoro è apparso in più di sessanta esposizioni personali e collettive negli Stati Uniti, in Italia, Inghilterra, Francia, Israele, Brasile, Dubai, Singapore e Canada, ricevendo l’ampia acclamazione della critica.


Gentilissima Beth Moon, grazie per aver accolto il nostro invito e per essere ospite sulle pagine di Fotografiamo. Posso chiederti come ha avuto inizio il tuo percorso artistico, quando ti sei innamorata della fotografia e cosa significa per te?


Ho preso in mano la fotocamera nel 1999 quando decisi di documentare gli alberi più antichi esistenti. Ho sentito che la fotografia era il miglior mezzo per farlo. Ho frequentato la Facoltà d’Arte, ma ho imparato ad utilizzare la fotocamera solo molto più tardi, sono un fotografo autodidatta.


So che durante la tua carriera hai sperimentato e studiato vari processi e tecniche di stampa. Potresti illustrarceli? Come funziona il procedimento di stampa al platino e palladio, e perché hai scelto di utilizzarlo?


Volevo lavorare con un procedimento che potesse parlare all’età degli alberi. Dato che il processo di stampa al patino/palladio è una tecnica antica, e dato che è quello che garantisce più adatto all’uso archivistico (le stampe dureranno centinaia di anni) questo assomiglia all’oggetto della mia ricerca.


Il tuo meraviglioso lavoro Portraits of Times evoca la forza e la bellezza di esseri viventi che attraversano il tempo non coinvolti nelle vicende umane, come se fossero antichi dei, o monaci buddisti equanimi. Hai scelto di ritrarre gli alberi per raccontare metaforicamente della nostra transitorietà?


Ho intitolato il lavoro che ho svolto sugli alberi Portraits of Time riferendomi all’età degli alberi, molti di loro vivono fino a 4.000 anni, e si, come metafora per la natura stessa.


Qui in Italia sta succedendo qualcosa che definirei dendrofobia negli ultimi anni, specialmente nelle grandi città. I pini di Roma, Napoli e Sorrento sono stati cantati da Respighi, dipinti e fotografati da centinaia di artisti, molti dei quali inglesi durante il Grand Tour, e ciononostante ora sono in serio pericolo. Le motoseghe possono distruggere un albero che ha impiegato centinaia di anni a crescere in pochi secondi, e nulla potrà mai rimpiazzarlo. Sempre più spesso invece, viene scelto di abbattere gli alberi perché è più facile ed economico che effettuare una manutenzione preventiva, e non vi è un piano di ripiantumazione. Le associazioni ambientaliste combattono una battaglia senza tregua ogni giorno. Eppure, una città priva di alberi è un posto senza storia, per non parlare dell’aria, dell’ombra e della bellezza. Cosa sta succedendo nel Regno Unito, patria del paesaggismo e del Giardino all’Inglese? Cosa potremmo fare in Italia?


Uno dei motivi per cui ho dato inizio a questo progetto era gettare una nuova luce sugli alberi, qualcosa che molte persone danno per scontato. Ho passato qualche settimana lo scorso anno nell’area della Puglia, fotografando i più antichi ulivi viventi. Il tempo passato fra quegli alberi è stato meraviglioso. Da allora ho saputo che molti di quegli ulivi sono stati colpiti da una malattia e che sono andati perduti, il che mi ha rattristato molto.

Il Regno Unito ha un paio di organizzazioni che onorano gli alberi antichi, io sono più in contatto con il Tree Register, il quale fornisce informazioni sugli alberi più antichi come dimensioni ed ubicazione, con una galleria fotografica dove le persone possono pubblicare foto degli alberi.


So che hai esposto i tuoi lavori in Inghilterra, Francia e USA. Ha in programma delle esposizioni anche in italia?


Sono stata rappresentata da PH Neutro Fotografia a Verona per molti anni ed ho esposto a Verona, Bologna e al Museo delle Scienze e delle Arti di Trento.


Immagino che siano necessarie molte ore di viaggio per raggiungere i soggetti dei tuoi ritratti, e che non sia assolutamente facile spostarsi con l’equipaggiamento necessario. Come conosci in anticipo dove cercare i soggetti delle tue foto?

Molta ricerca e pianificazione è svolta prima della partenza. Si, hai ragione, qualche posto è veramente difficile da raggiungere ed è situato in posti molto remoti.


Quale attrezzatura utilizzi abitualmente, e per quale ragione? E’ importante viaggiare leggeri?


Utilizzo una Pentax 6x7, una Canon 5D Mark3 ed una Nikon D850. Viaggio leggera, eccetto che per l’attrezzatura fotografica! Preferisco avere una attrezzatura di back-up.


Ci sono lavori particolarmente correlati ad un ricordo o ad una emozione, o ad una avventura che vorresti raccontarci?

Potresti raccontarci del tuo progetto Ancient Skies, Ancient Trees?

Ero abituata a fotografare la mattina presto, alle prime luci dell’alba o al tramonto. Raramente mi avventuravo dopo le ore del tramonto. Poi ho saputo di due interessanti studi che mettevano in correlazione la crescita degli alberi con l’attività celeste, e questo ha cambiato il modo in cui osservavo gli alberi.

Il mio primo viaggio in Sud Africa per questo progetto, in quello che potrei definire un safari celestiale, mi ha lasciato senza fiato sotto l’incredibile schieramento di stelle. Non pensavo di essere pronta a vedere l’enormità dell’universo posta in maniera così immediata sopra di me, la Via Lattea si dipanava dal capo all’altro dell’orizzonte. Ho viaggiato con una guida per molte ore in zone prive di segnali stradali, e perfino di strade, fino ad aree così remote e selvagge che l’oscurità era quasi palpabile.


Quali maestri hanno influenzato la tua ricerca, e quali autori o libri suggeriresti di studiare?

Sono stata influenzata da molte forme di arte, come la pittura o la scrittura. Mi piace visitare i musei in cerca di ispirazione. Amo particolarmente il Metropolitan Museum of Art, il quale non è distante da dove vivo.


La fotografia è un percorso di ricerca interiore per te? Ti ha aiutato a conoscere meglio te stessa e il mondo?

Scelgo le materie sulle quali voglio imparare di più. Mi immergo completamente nel lavoro, passando molti mesi o anni su ogni aspetto fino a quando scopro di avere una completa consapevolezza della materia, il che di solito sembra richiedere tre anni.


https://bethmoon.com/


I suoi libri sono disponibili su Amazon al seguente link:

https://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_noss_1?url=search-alias%3Daps&field-keywords=beth+moon



The American-born photographer Beth Moon has gained international recognition for her large-scale, richly toned platinum prints which are held in public and private collections such as The Museum of Fine Art Houston, The Cleveland Museum of Art, The Museum of Photographic Arts San Diego and the Fox Talbot Museum (UK), and The Museum of Modern and Contemporary Art in Bolzano, Italy. Her work has appeared in more than sixty solo and group exhibitions in the United States, Italy, England, France, Israel, Brazil, Dubai, Singapore, and Canada, receiving widespread critical acclaim.


Dear Ms. Moon, thanks for being here on the pages of Fotografiamo. Could I ask you when you fell in love with photography, how began your artistic path and what photography means for you?


I picked up a camera in 1999 when I decided to record the oldest trees. I felt that photography was the best means to do this. I was a fine art major in school but only learned to use a camera much later, so I am a self taught photographer.


I know that during your career you experimented and studied various processes and printing techniques. Could you tell us about them? How does work the platinum and palladium process, and why you chose to use it?


I wanted to work with a process that would speak to the age of the trees. Since platinum/palladium printing is an antique process and since it is the most archival of all process, (the prints will last hundreds of years) it mimics the subject matter.


Your stunning work Portrait of Times evokes in me the strongness and beauty of living beings that pass through the time not involved in human events, like they were ancient gods, or equanimous Buddhist monks. Did you chose to portray trees as a metaphoric symbol for our transiency?


I titled the work I did on trees, Portraits of Time referring to the age of the trees, some of them living up to 4,000 years, and yes, as a metaphor for nature itself.


Here in Italy it is happening something I would define a dendrophobia in the last years, especially in big cities. The Pines of Rome, Naples and Sorrento were sung by Respighi, painted and photographed by hundreds of artists, many of whom were British during the Grand Tour, and yet now they are in serious danger. The chainsaws can destroy a tree that took a hundred years to grow in a few seconds, and nothing can replace it. More and more often, instead, they choose to cut down trees because it is easier and cheaper than to maintain them, and there is no replanting plan. The environmental associations fight a non-stop unequal battle everyday. Yet a city without trees is a place without history, not to mention air, shade and beauty. I know you lived in England for a for a period of time. What's going on in England, home of landscaping and of the English garden? What could we do us in Italy?


Part of the reason I started this project was to shed new light on the tree, something that many people take for granted. I spent a few weeks last year in the area of Puglia photographing the oldest olive trees. I had a wonderful time among these trees. I have since heard that many of these trees have a disease and many have been lost, which makes me very sad.

England has a couple of organizations that honor old trees, I am most familiar with The Tree Register, where information is given about the oldest trees such as measurements and locations, with a photo gallery that people can post photos of the trees.


I know that you have exhibited your works in England, France and the USA. Are you planning an exhibition in Italy too?


I have been represented by PH Neutro Fotographia in Verona for many years and have had wonderful shows in Verona, Bologna and the Art and Science Museum in Trento.


I imagine that many hours of travel are necessary to reach the protagonists of your portraits, and that it is not at all easy to move with the necessary equipment. How do you know in advance where to look for the subjects of your photos?


Much research and planning is done before I leave. Yes, you are correct, some of the places are very hard to reach as they are located in very remote places.


What equipment do you usually use, and for what reason? Is it important to travel light for you?

I use a Pentax 6.7, Canon 5D Mark3, and a Nikon D850. I travel light except for the camera equipment! I like to take back-ups.


Are there any particular works related to a memory or an emotion, or to an adventure that you would like to tell us?

Could you tell us about your project "Ancient Skies, Ancient Trees"?


I was used to photographing in the early morning light or at sunset. Rarely did I give thought to the hours after dusk. Then I learned of two interesting studies that correlated tree growth with celestial activity, and it changed the way I looked at trees.

My first journey to southern Africa for this project, on what I might call a celestial safari, left me speechless under a dazzling array of stars. I don’t think I was prepared to see the enormity of the universe laid out so starkly above me, the Milky Way stretching from one end of the horizon to the other. I traveled with a guide for many hours without road signs, or even roads, to areas so remote and wild the darkness was almost palpable.


Which masters influenced you, and which author or book would you suggest to study?


I am influenced by many art forms such as painting and writing. I like to visit museums a lot for inspiration. I especially enjoy the Metropolitan Museum of Art which is not far from where I live.


Is photography an inner search path for you? Did it help you to know better about yourself and the world?


I choose subject matters that I want to learn more about. I throw myself into the work, spending many months/years on every aspect until I find that I have a true understanding which usually seems to take 3 years.

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